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Ottocento anni dopo: Francesco continua a indicarci il Vangelo

Ormai al compimento di questo, 4 ottobre, nella solennità del nostro Serafico Padre san Francesco e nell’ottavo centenario della sua nascita al cielo, il nostro sguardo torna con gratitudine a colui che, dopo otto secoli, continua a parlare alla Chiesa e al mondo con la forza disarmante del Vangelo.

 

Celebrare Francesco significa per noi ritornare ancora una volta a ciò che ha dato forma alla sua vita: Cristo, il Vangelo, la fraternità, i poveri. Francesco lasciò che l’incontro con il Signore trasformasse radicalmente la sua esistenza e comprese che la sequela di Cristo doveva essere vissuta nella semplicità, nella povertà, nella fraternità e nel servizio. È questa l’eredità che, come frati francescani, siamo chiamati ancora oggi a custodire e a rendere visibile nella nostra terra, attraverso una presenza

fatta di ascolto, prossimità e speranza.

 

Proprio questa mattina, all’Angelus, Papa Leone XIV ha ricordato Francesco come «un operaio che ha lavorato con gran frutto nella vigna del Signore», sottolineando come egli abbia riparato la Chiesa anzitutto edificando la propria vita sul fondamento di Cristo.

 

Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenendo oggi ad Assisi, ha richiamato la straordinaria attualità del Poverello, definendolo «profeta di pace, di amore, di rispetto per il Creato» e ricordando come la sua eredità appartenga ormai all’umanità intera.

In un tempo ancora segnato dalla violenza e dalla guerra, il Presidente ha indicato in Francesco una voce capace di richiamare alla dignità di ogni persona, al rispetto del creato, al dialogo e alla pace.

 

Ma Francesco non può essere compreso soltanto come uomo di pace,

difensore dei poveri o amante del creato. Al cuore di tutto rimane il suo essere innamorato di Dio e del Vangelo. È da lì che nascono la fraternità, la minorità, la vicinanza agli ultimi, l’incontro con il lebbroso, il dialogo con il diverso, la custodia del creato e quella pace che egli prima di tutto portava nel cuore.

 

In questo giorno così significativo condividiamo anche la gioia nel sapere che, in tutta la nostra Provincia, nei diversi conventi e nelle diverse fraternità, ilcentenario della nascita al cielo di Francesco è stato celebrato con fede e partecipazione, secondo le forme proprie di ciascuna realtà.

 

Ottocento anni dopo, Francesco continua così a consegnarci la stessa indicazione essenziale. Nel suo Testamento, quasi rileggendo tutta la propria esistenza alla luce della grazia, scriveva: «E dopo che il Signore mi dette dei fratelli […] lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo». (2Test 14 – FF 116).

 

È questo, ancora oggi, il dono e il compito che riceviamo da Francesco: vivere il Vangelo da fratelli, con semplicità, letizia e pace, continuando nella nostra terra quella storia che il Signore ha iniziato con lui ottocento anni fa.

 

Fr. Salvatore ZAGONE

Ministro Provinciale, OFM Cap.